I DIECI PASSI CHE SEMPLIFICANO LA VITA DI UN FONICO DI MISSAGGIO: GUIDA PER PREPARARE LA VOSTRA CANZONE A UN MIX A DISTANZA

March 16, 2018

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Quando una canzone registrata come ormai è prassi di questi tempi in un software di Digital Audio Workstation (DAW) viene inviata a un fonico di missaggio, ci sono una serie di aspetti da tenere in considerazione per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione dei file, in particolar modo se la sessione di missaggio non è “attended” (termine anglosassone che indica la presenza fisica dell’artista -o del produttore, o di entrambi- durante il mix). Benchè alcune operazioni tecnicamente abbiano modalità diverse di attuazione a seconda del software usato, possiamo sicuramente individuare una serie di linee guida comuni il cui principale obiettivo è far sì che il lavoro del fonico di missaggio possa essere semplicemente quello di… missare!

 

  1. FINITE QUEL MALEDETTO EDITING
    Visto che la vostra canzone è ormai pronta per essere mixata dovreste avere già completato la fase di editing -fase che purtroppo “grazie” alla tecnologia digitale spesso invece sembra non avere mai fine- sia per quanto riguarda tutto quell’editing funzionale all’arrangiamento (struttura della canzone, lunghezza delle varie parti, posizionamento ad esempio di un assolo di chitarra, etc.) sia quello relativo alla correzione di eventuali errori. Inoltre se avete ancora più di una versione della stessa traccia questo è il momento di scegliere la migliore e/o di compilarla digitalmente utilizzando le parti più riuscite tra quelle a disposizione: insomma, è ora di prendere decisioni definitive. Successivamente si procederà a controllare la presenza di ogni eventuale rumore spurio e a tagliarlo o metterlo in “mute”, così come tutte le parti della registrazione che non sono necessarie, ricordandosi di applicare fade in/out (dissolvenze in ingresso e in uscita) qualora necessario. Una volta fatto ciò il prossimo passo sarà controllare la presenza di eventuali “clip” digitali sui tagli, ed eventualmente applicare anche qui fade e/o crossfade.
    Va sottolineato che nella produzione musicale contemporanea il termine “editing” ha assunto un significato molto ampio, abbracciando tutta una serie di altre operazioni, tra cui l’intonazione e il cosiddetto “timing” se necessari. Tuttavia un fonico di missaggio non vorrà mettere le mani sulle vostre registrazioni, e qualora ritenesse che ve ne sia assoluta necessità sarà suo interesse e compito informarvene tempestivamente: quindi ad esempio non si metterà certo a spostare i cori perchè magari così facendo il ritornello gli piace di più, però potrebbe sviluppare quest’idea in corso d’opera ed eventualmente proporla all’artista. Salvo diverse indicazioni, in ogni caso non potrà fare altro che presumere che sia tutto a posto, nel bene o nel male.
    Fate molta attenzione comunque perchè innanzitutto per ogni ulteriore operazione di editing fuori programma effettuata in sede di missaggio vi sarà sicuramente addebitata una tariffa extra, ma soprattutto la principale ragione alla base di un corretto e completo editing delle proprie registrazioni è ancora una volta quella di evitare il più possibile che l’attenzione e la concentrazione del fonico di missaggio vengano distolte dall’attività di mix vera e propria (e cercare di intonare al meglio un cantante stonato fondamentalmente non ha niente a che fare con un missaggio).
     

  2. ELIMINATE TUTTO IL MATERIALE INUTILIZZATO
    Eliminate tutto ciò che sicuramente non serve più: intere tracce che alla fine avete deciso di non usare, take di prova, take sbagliate o semplicemente inutilizzate, e così via. Questo sia per quanto riguarda tracce e/o playlist presenti nella vostra timeline sia per quanto riguarda i file audio veri e propri: tutto il materiale musicale e sonoro incluso nella sessione che state preparando dovrà essere effettivamente utilizzato.
    Se poi siete paranoici come il sottoscritto potreste anche creare una sorta di cartella “trash” nel vostro hard disk dove spostare tutta questa spazzatura audio prima di mandare al vostro fonico di missaggio una sessione “pulita”, per sicurezza. Una volta che il vostro fantastico mix vi sarà tornato indietro, potrete tranquillamente cancellare questa cartella o decidere di conservarla comunque (magari per un futuro remix).
     

  3. CONTROLLATE I FILE STEREO
    Verificate che ogni traccia mono sia stata esportata in un file mono e che ogni traccia stereo sia stata esportata in un file stereo. Potrebbe sembrare stupido e persino offensivo, ma per qualche strana ragione tuttora di tanto in tanto le sessioni vengono fornite sotto forma di una serie di file stereo, alcuni o peggio la maggior parte dei quali contenenti in realtà un audio mono a tutti gli effetti. La cosa oltre a essere perfettamente inutile rende le operazioni più macchinose e finisce per consumare inutilmente risorse preziose a livello hardware, che possono invece essere destinate al mix (è vero che i computer oggigiorno sono molto potenti, ma al tempo stesso non è una scusa valida).
     

  4. CONSOLIDATE TUTTI I FILE
    Questa è un’operazione conosciutissima, e probabilmente la più importante: al termine di queste “pulizie” tutti i blocchi audio che compongono ogni singola traccia andranno “consolidati” in un unico file audio che va dal primo all’ultimo campione. In questa maniera i file potranno essere importati in qualunque software di registrazione multitraccia mantenendo la sincronia tra di loro. Ci sono due metodi: il più semplice prevede di selezionare l’intera sessione e dare l’apposito comando, risultando in una serie di file della stessa identica lunghezza e peso, l’altro di procedere traccia per traccia ottenendo file di durata diversa a seconda del punto in cui l’audio finisce, con un minor consumo di spazio su disco. Lo spazio di archiviazione è diventato piuttosto economico, quindi a voi la scelta.
    E’ chiaro che se il fonico di missaggio che avete scelto utilizza il vostro stesso software potreste semplicemente inviargli il file principale della sessione (cosa che peraltro farete comunque) e lui lo aprirà nel suo computer ritrovando tutto nello stato esatto in cui lo avevate salvato, tuttavia è buona norma fornire sempre una sessione ridotta allo stretto necessario anche in presenza di una compatibilità a livello software: lui non dovrà essere costretto a perdere tempo a rimettere in ordine i vostri file, bensì avrà bisogno di una visione chiara e completa del materiale e soprattutto non dovrà tirare a indovinare assolutamente nulla. Per le medesime ragioni -oltre al fatto che non è assolutamente detto che chi mixerà utilizzi i vostri stessi programmi- ogni eventuale traccia che preveda l’impiego dei cosiddetti “strumenti virtuali” dovrà essere consolidata come file audio e poi esportata anch’essa.
    A operazione ultimata mettete in una cartella tutti i file così ottenuti, aprite una sessione vuota, importateli e suonate l’intera canzone dall’inizio alla fine controllando attentamente che non manchi nulla e sopratutto che le tracce siano tutte in perfetto sync l’una con l’altra.
     

  5. EVENTUALMENTE REGISTRATE ALCUNE OPZIONI
    Ora che vi siete finalmente sbarazzati di tutto ciò che non vi serve più, prima di andare avanti sarebbe il caso di fare mente locale e chiedersi se nel corso di tutto il processo di registrazione ed editing avete fatto degli interventi che considerate essenziale per la canzone, e che di conseguenza vorreste conservare. Il caso più frequente è l’applicazione successiva alla registrazione di qualche particolare effetto che finisce per diventare parte integrante del suono e magari addirittura dell’intero arrangiamento (ma può trattarsi di qualunque cosa realmente peculiare, come ad esempio una selvaggia automazione del pan alla Jimi Hendrix durante l’assolo di chitarra). In questo caso il metodo più sicuro è quello di conservare una versione “pulita” della traccia -in pratica quella risultante dall’operazione precedente- dalla quale ricavarne un’altra che invece includerà l’effetto, l’equalizzazione, l’automazione o qualunque altro vostro intervento. In questo modo il fonico di missaggio potrà semplicemente inserire la traccia effettata nel mix, oppure utilizzare quella originale sulla quale ricreare lui l’effetto desiderato perchè magari necessita di un maggiore controllo, utilizzando la vostra traccia effettata come guida. O addirittura invece potreste decidere di fornire solo la traccia effettata, perchè siete assolutamente convinti dell’intervento applicato: prendere o lasciare.
    Prestate particolare attenzione alla scelta di quello che eventualmente dovrete registrare a parte: se avete messo un compressore sul basso semplicemente per controllare i picchi e avere una dinamica più regolare non ce n’è assolutamente bisogno perchè sicuramente lo farà -e meglio- anche chi sta per mixare la vostra canzone. Viceversa, potete sicuramente registrare su tracce separate cose come il particolare effetto di “pompaggio” di un compressore pilotato tramite sidechain, o magari quella magica combinazione di phaser e riverbero sulla voce solista, segnalando che desiderate che vengano utilizzati nel mix finale. Utilizzare un’effettistica particolare sulle voci, sui synth e così via è una cosa molto popolare tra i musicisti elettronici contemporanei cosiddetti “da cameretta”: costoro in genere compongono e registrano da soli, sviluppando i propri effetti a cui si affezionano come un chitarrista può affezionarsi a un determinato pedale, che va a diventare parte integrante del proprio suono e quindi del risultato finale. Siate dunque pignoli riguardo questi dettagli e in caso di dubbi fornite sempre una traccia pulita e una processata (nominate di conseguenza): il fonico di missaggio ne farà un uso giudizioso, al tempo stesso avendo la possibilità di operare qualunque intervento che ritenga opportuno.
     

  6. NOMINATE I FILE CON CHIAREZZA
    Non c’è niente di più brutto che aprire una cartella e trovarsi di fronte una serie di “Audio 18” o “GTR21_02.4”. Dopo avere effettuato le operazioni sinora descritte avrete dunque ottenuto un file per ogni strumento (o magari un paio, come nel caso di multimicrofonazioni; oppure la stessa traccia ma con l’aggiunta di quel bizzarro ring modulator): date a ogni file un nome ben distinto, come “charleston”, e se state allegando anche il file della sessione (perchè il fonico di mix usa lo stesso software, per precauzione, o per qualunque altro motivo) assicuratevi che anche la traccia della DAW in cui ciascun file risiede abbia lo stesso nome.
    Cercate di essere il più precisi possibile: ad esempio, è meglio usare “GTR1” e “GTR2” per indicare due chitarre distinte che suonano parti differenti piuttosto che due take della stessa chitarra o due microfoni di una stessa take (cosa che invece sarebbe molto più intuitivo indicare come “GTR 57” e “GTR 414”). Infine, date gli stessi nomi agli elementi comuni a tutte le sessioni in modo che la traccia della voce solista si chiami sempre -ad esempio- “lead vox”: chiamarla “lead vocals” sulla prima canzone, “lead vox” sulla seconda, “vox 1” sulla terza, “vox Mark” sulla quarta e così via non serve a nulla e non fa altro che confondere le idee.
     

  7. FORNITE INFORMAZIONI ACCURATE SUL TEMPO
    No, il meteo non c’entra niente.
    Se non ci sono cambi di tempo all’interno del brano il valore in BPM può tranquillamente essere indicato all’interno del nome del file della sessione, tipo “01-BACK IN BLACK (90 BPM)” (mi scuso se fosse sbagliato, non ho avuto modo di misurare il tempo esatto di questo grande classico australiano) e anche nelle note di accompagnamento di cui parleremo tra poco. Può essere anche incluso nella sessione in un’eventuale voce di menu dedicata alle note (Pro Tools ce l’ha, tanto per dirne una), ma ovviamente va da sè che se il fonico di missaggio non possiede lo stesso software questa cosa si rivelerebbe perfettamente inutile.
    Se invece ci sono cambi di tempo certamente il nome del file della sessione può includere il BPM iniziale, ma bisognerà anche esportare la traccia di tempo come file MIDI e magari anche trascrivere le modifiche al valore dei BPM in relazione al numero di battuta nelle note allegate. Un’estrema misura di sicurezza potrebbe essere quella di esportare anche la traccia di click come file audio mono, chiamarla “CLICK 90 BPM” e infilarla nella cartella dei file audio (la cosa mi ha salvato la vita in almeno una circostanza).
    Naturalmente c’è sempre la possibilità che un vero e proprio tempo non esista affatto: è il caso di registrazioni dal vivo -sia sul palco che in studio- in cui non viene impiegato alcun genere di click o altro riferimento temporale (ad esempio un loop di batteria). E’ meglio annotare anche questo particolare, in modo che nessuno inizierà una vana ricerca del BPM mancante. Rock ’n’ roll!!!
     

  8. FORNITE DEI RIFERIMENTI MUSICALI
    Innanzitutto assicuratevi che un file stereo del cosiddetto “rough mix” (preparato da voi o dal fonico che si è occupato delle registrazioni) sia incluso nella sessione, ovviamente nel medesimo formato. In quanto tale, un “rough mix” non ha bisogno di essere un mix rifinito o particolarmente lavorato; al tempo stesso molto spesso è la maniera migliore di valutare la canzone dalla prospettiva dell’artista, in particolare rispetto ai suoi punti di forza e alle aree che al contrario potrebbero necessitare di essere migliorate. Fornisce un’ottima visione d’insieme e personalmente lo considero una risorsa di grande valore.
    Se possibile, includete anche il file di almeno una canzone disponibile in commercio che apprezzate particolarmente e sentite vicina alla vostra: anche se nessun fonico di missaggio al mondo ha il potere di trasformarvi nei Led Zeppelin (a meno che non siate davvero loro o quel che ne resta, ma anche in questo caso avreste comunque bisogno di un buon batterista - o magari di suo figlio), la possibilità di paragonare di tanto in tanto un prodotto finito al mix in corso d’opera può rivelarsi molto utile: non si tratta certo di “copiare” un missaggio, per carità, ma di effettuare una sorta di “controllo qualità”. Naturalmente è assai probabile che il fonico di missaggio abbia già i suoi brani di riferimento, nel qual caso non farà altro che integrarli con quelli forniti da voi. La cosa in qualche modo è legata anche al prossimo passo…
     

  9. FORNITE PIU’ INFORMAZIONI POSSIBILE
    Infine aggiungete un semplice file di testo in cui avrete cura di inserire ogni possibile nota riguardante la vostra canzone e la registrazione: dalle informazioni tecniche indispensabili (ad esempio il tempo, come si diceva sopra) fino a eventuali aspetti particolarmente problematici, le vostre idee al riguardo e ogni sorta di richiesta particolare. Tenete presente che voi quasi sicuramente avrete già ascoltato la canzone centinaia di volte ma per il fonico di missaggio che avete scelto è la prima volta, per cui tutto ciò che voi per consuetudine potreste dare per scontato lui viceversa potrebbe non tenerlo minimamente in considerazione, e se malauguratamente si dovesse trattare di cose a cui tenete particolarmente nè lui nè voi vorrete avere questo genere di problema.
    Perciò spremetevi le meningi il più possibile e annotate pure tutto quello che vi passa per la testa. Naturalmente potete benissimo discuterne al telefono, via email o anche di persona, ma quando invierete il materiale assicuratevi di includere ogni possibile dettaglio: è di gran lunga meglio avere troppe informazioni che troppo poche.
     

  10. PAGATE QUEL POVERO FONICO DI MISSAGGIO
    Questa sarà la ciliegina sulla torta nel rendergli la vita più semplice!

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